Corso di Giornalismo

LE ORIGINI
Gli storici sono unanimi: le origini del giornalismo sono da collegare all'invenzione della tipografia a caratteri mobili (prima in ferro e rame e poi in piombo) dovuta al tedesco Johannes Gutenberg, un abile artigiano orafo di Magonza, padre della "rivoluzione del piombo". Realizzava la pagina legando i caratteri "mobili" (in altre parole, cambiabili), poi la pagina subiva l’inchiostrazione e quindi andava sotto il torchio che consentiva al foglio di carta di assorbire l'inchiostro e mostrare, al diritto laddove i caratteri erano al rovescio e a rilievo, le parole, le righe e il testo continuo. Il torchio era una riadattazione del torchio per premere l'uva che i romani avevano introdotto da quelle parti qualche secolo prima. Più avanti la pagina sarà completata, sistemando i caratteri in un "telaio", che aveva il formato della pagina. Gutenberg sviluppò le sue tecniche innovative tra il 1438 e il 1450. La prima opera stampata da Gutenberg è una Bibbia in latino (terminata a Magonza intorno al 1455). Questo testo (1286 pagine, due colonne a pagina, 42 righe per ogni colonna) è noto come "Bibbia mazarina" perchè fu acquistata dalla biblioteca del cardinale italo-francese Giulio Raimondo Mazarino. All'inizio del '400 occorrevano 100 giorni per copiare a mano un'opera; alla fine del '400, la stampa meccanica permetteva di stampare 100 libri in un solo giorno. Gutenberg a buon titolo è annoverato tra i benefattori dell'umanità.
Nella seconda metà del XV secolo compaiono i primi avvisi a stampa, fogli volanti, almanacchi, bollettini. La tecnica si espande e nascono nuovi "caratteri" in funzione dell'uso e della fantasia dell'incisore, quali il catolicorum (carattere più piccolo rispetto all'originale della Bibbia di Gutenberg) per le enciclopedie popolari; textura per lavori liturgici; bastarda per testi di legge; cancelleresca per scritti in corsivo; rotunda; ghoticorum e lettera antiqua. In Italia i caratteri mobili e il metodo di stampa di Gutenberg approdano subito: già nel 1465 Manunzio stampa il De Oratore di Cicerone oltre che apportare significative modifiche sia ai caratteri che alla "paginazione" in generale: l'uso di caratteri sia tondo che corsivo; la differenziazione tra U e V e tra i e j; matrici per caratteri greci ed ebraico; l'uso del frontespizio (per indicare bene oltre al titolo anche l'autore e lo stampatore); la numerazione delle pagine; la stampa della musica; le edizioni tascabili.
La stagione delle "Gazzette" esploderà nel XVII secolo. "Gazeta" è il nome di una moneta d'argento della Serenissima Repubblica di Venezia (del valore di due soldi) che serviva per acquistare "Fogli e Avvisi" compilati dai "menanti" (coloro che "menavano le mani" per scrivere velocemente) e copiati in più esemplari dagli "amanuensi". Il primo acquisto di un avviso al prezzo di una "gazeta" risale al 1563 (gli avvisi a Venezia erano denominati anche "broglietti": il brolo era la piazza antistante al Palazzo ducale, luogo di pettegolezzi e di soffiate). Nel 1594 veniva pubblicato ad Augusta un mensile che aveva un titolo lunghissimo "Relazione storica degli avvenimenti degni di nota accaduti qua e la in quasi tutta Europa nel mese di... dell'anno..." La "gazeta" diede il proprio nome alla "Gazzette" come si chiamavano i primi periodici. Il titolo "Gazzetta" ebbe fortuna in tutta Europa. Nel 1605 è nato ad Anversa il giornale stampato e da Anversa dilaga nelle grandi capitali degli Stati allora protagonisti della politica eeeeuropea o nelle grandi città mercantili: Augusta, Amsterdam, Londra, Parigi, Strasburgo, Vienna.
Gli storici citano, come esempi di un protogiornalismo senza giornale e senza stampa, i messaggeri fenici, gli araldi greci, i banditori meci, i banditori medievali o coloro che raccontavano i fatti del giorno nell'agorà di Atene o sotto le colonne del Foro di Roma. Così come va citata la necessità di avere notizie dai confini dei loro immensi regni di Alessandro Magno prima e Gengis Khan poi che organizzarono un servizio militare ad hoc. Insomma, le prime forme di giornalismo furono verbali.
La seconda forma di giornalismo è stata quella degli "acta diurna" (i "fatti del giorno", traducendo liberamente): erano tavolette bianche sulle quali erano esposti i provvedimenti delle autorità, gli editti, le notizie ufficiali, le cronache di episodi sanguinosi, di processi e anche gli avvenimenti mondani. In Cina i dignitari della corte imperiale preparavano un bollettino di notizie su pergamena o su seta. Se dovevano inviare un messaggio segreto lo scrivevano sul cranio rasato di un servo ed aspettavano che ricrescessero i capelli per farlo partire.
Il giornale vero e proprio, però, è figlio dell'invenzione dei caratteri mobili dovuta a Gutenberg. E possiamo definire da qui tre grandi periodi:
1450-1550 il secolo creativo;
1550-1800 il periodo del consolidamento;
dal 1800 in poi abbiamo le grandi innovazioni.

Cosa era successo prima di Gutenberg:

3500 a.C. ca: i Sumeri inventano la scrittura.
3000 a.C. gli Egizi inventano il loro sistema di scrittura.
1500 a.C. ca: i Fenici introducono una forma di scrittura che è stata definita "sillabario senza vocali" e che è stata la madre di tutti gli alfabeti del mondo.
VIII sec. a.C.: invenzione dell'alfabeto greco.
III sec. a.C.: vennero fondate le prime biblioteche pubbliche.
39 a.C.: fu istituita a Roma la prima biblioteca pubblica, nel tempio della Libertà, da Gaio Asinio Pollione col bottino di guerra strappato ai Parti.
IV sec. d.C.: giunge a definitivo compimento quella che è stata la più grande rivoluzione nella storia del libro prima della stampa, il passaggio dal rotolo al codice.
VI sec. d.C.: la produzione libraria passa dalle botteghe laiche agli scriptoria ecclesiastici.


CARTA E STAMPERIE
Nel XIV secolo la carta si diffuse in tutta Europa. La carta era stata inventata nel secondo secolo dopo Cristo in Cina e, attraverso gli arabi di Spagna e di Sicilia, era giunta tra XI e il XII secolo in Europa. La prima cartiera italiana è impiantata a Fabriano da Polese da Fabriano, che utilizza, imitando le tecniche arabe, stracci di lino e cotone come materia prima. Un'altra cartiera famosa è quella di Amalfi fondata nello stesso periodo da "Antonius" (magister in arte cartarum). Solo nel 1798 si arrivò al primo esperimento, in Francia, di fabbricazione meccanica della carta ad opera di Nicolas Louis Robert.
In Italia la prima tipografica a caratteri mobili e dotata di torchio fu impiantata, attorno al 1464, nel monastero benedettino di Santa Scolastica a Subiaco (nei pressi di Roma) da due artigiani ("magistri") tedeschi, Corrado da Schweinheim e da Arnoldo Pannatz, probabilmente allievi di Gutenberg a Magonza. A Subiaco viveva all'epoca una comunità monastica per due terzi tedesca. Successivamente i due monaci si trasferirono a Roma. Da Subiaco, quindi, la stampa a caratteri mobili si diffuse rapidamente in tutta Italia: dal 1467 a Roma (fino a 38 stamperie) e Bologna (46); nel 1471 a Milano (31), Napoli (20) e Firenze (22); nel 1478 a Palermo e Pavia; e già dal 1465 a Venezia che, con le sue 151 stamperie divenne presto il centro europeo più importante. A Venezia operò Aldo Manunzio, il primo vero editore.
Manunzio, che stampò i grandi classici latini e greci, dopo aver disegnato nel 1495 il carattere "romano" adottò sei anni dopo il carattere corsivo (secondo lo stile dei tardi amanuensi e noto all'estero come "italico") e un formato ridotto del libro (che poteva essere facilmente portato con sé). Manunzio ebbe l'idea di "firmare" i suoi libri con uno stemma (un delfino attorcigliato attorno ad un'ancora) e il nome "Aldus"; introdusse il frontespizio con il titolo del libro, la materia trattata nel libro e il nome de, la suddivisione in capitoli, la numerazione delle pagine, l'indice folio del libro, la materia trattata nel libro e il nome dell'autore, la suddivisione in capitoli, la numerazione delle pagine, l’indice, il "colophon", parola greca che significa estremità o finale. Il colophon consente di individuare la stamperia e l'anno di stampa di ogni volume.
Nel 1930 il tipografo parigino Garamond crea un carattere di grande perfezione che porterà il suo nome. Nel1580 nasce il carattere "elzeviro" ideato dal tipografo olandese Lodovico Elzevir.
Nel 1682 un altro tedesco, Johan Becker, migliora le capacità produttive della tipografia a caratteri mobili, inventando il "logotype": un procedimento a composizione manuale e, su un foglio a parte, il prezzo del volume. Con Manunzio il libro diventò oggetto di consumo. Gli editori-stampatori del '500 copiarono in particolare una delle idee di Manunzio, mettendo la loro firma nell'ultima pagina di ogni opera. Nacque così iuale rapido con fusione di gruppi di lettere in blocco.
Il torchio, comunque, continuava a regnare nelle stamperie. Nel 1771 Giambattista Bodoni, già famoso come incisore, impianta a Parma una tipografia. Fonde caratteri perfetti, che portano ancora oggi il suo nome e stampa edizioni splendide.
Alle autorità dell'epoca - Impero e Papato - non sfuggono gli effetti della diffusione delle notizie e intervengono con la concessione dei "privilegi", una sorta di permesso preventivo per diffondere stampati.
E' del 1501 la prima "censura": papa Alessandro VI ordinava agli stampatori di Colonia, Magonza, Treviri e Magdeburgo di non comporre nulla che non fosse stato prima esaminato dai vescovi locali.
Nel 1515 Leone X dispone che tutti i libri devono essere valutati dalla Curia prima della stampa.
Nel 1521 Francesco I assegnò all'Università di Parigi il controllo dei contenuti.
Nello stesso anno Carlo V divise in due il potere di censurare: il papato si occupava dei libri di contenuto religioso, l'Impero degli altri.
Nel 1533 l'Università della Sorbona propose a Francesco I di abolire l'arte della stampa "per difendere la fede".
Nel 1533 l'Università della Sorbona propose a Francesco I di abolire l'arte della stampa.
Nel 1543 la stessa Sorbona redasse un indice dei libri proibiti.
Nel 1547 Francesco I impose che i libri dovevano circolare con il nome dell'anome dell'asse un indice dei libri proibiti.
Nel 1547 Francesco I impose che i libri dovevano circolare con il nome dell'autore e dello stampatore.
Nel 1563 Carlo IX condannava all'impiccagione chi veniva sorpreso ad attaccare manifesti o diffondere libri.
Nel 1572 Pio V puniva i compilatori degli avvisi. E da quell'anno in poi non sono mancate le condanne: nel 1570 fu impicione" da parte del cardinale Richelieu, pubblica anche piccoli annunci pubblicitari. Nel 1672 la "Gazette" ha dodicimila abbonati, un grande successo. Il primo quotidiano francese è del 1777: il "Journal de Paris".
Germania. Il primo quotidiano viene pubblicato un libellista (Nicolò Franco); nel 1587 a Annibale Cappello fu tagliata la lingua e la mano destra perchè accusato di essere "capo dei novellanti e dei menenti"; nel 1719 Clemente XI mandò a morte l'abate Gaetano Volpini ritenendosi offeso. Poveri "gazzettieri"! Una bolla del 1691 li accomuna "a giocatori, biscazzieri, meretrici e donne disoneste che vanno in carrozza".
Francia. Il 25 maggio 1631 esce a Parigi la "Gazette" del medico Thèophraste Renaudot, che si era assicurata una "speciale concessbblicato nel 1660 a Lipsia: si chiama "Leipziger Zeitung" (il titolo originale era "Notizie fresche degli affari, della guerra e del mondo"). Nel 1680 il "Frankfurter Journal" raggiunge la notevolissima tiratura di 1500 copie.
Inghilterra. Il primo quotidiano (il "Daily Courant") esce solo nel 1702 perchè in Inghilterra la guerra alla censura si concretizzò solo nel 1695 quando il Parlamento la abolì con il "Licensing Act". Il "Daily Courant" ebbe una notevole diffusione anche perchè aiutato dall'avvio della Gazzetta di Genova. Nel Seicento le "Gazzette" comparvero in molte città italiane: Milano (1641), Roma (1646); Ancona, Bologna, Parma, Mantova, Ferrara, Forlì, Foligno, Rimini, Macerata, Modena (1658), Piacenza, Sinigallia, Spoleto, Todi, Venezia (1661), Messina (1675), Napoli (1676) e tutte avevano tirature limitatissime: da qualche decina di copie a 200-300 copie. Le prime gazzette hanno il formato del libro - la misura più diffusa è il 15x23 cm - e hanno due o quattro pagine. Le otto pagine e la periodicità bisettimanale sono le novità della seconda metà del Seicento: è il periodo dei primi abbonamenti e le vendite dei giornali avvengono nelle stamperie e nei negozi dei librai.
I giornali italiani del Settecento sono di quattro pagine, masservizio postale. Nel 1712 il governo inglese introduce la tassa da bollo sul numero di pagine dei giornali per bloccarne diffusione e proliferazione e così gli editori passarono dal formato tabloid (26x40 cm) a quello "a lenzuolo", più grande. Nel 1785 Jora del direttore delle pubblicazioni è ottocentesca. Nel Settecento chi conduce il giornale è chiamato "compilatore" ed è generalmente un letterato o un religioso.
La macchina era ormai... partita ed è costante l'evoluzione delle tipografie, della stampa dei giornali e della trasmissione delle notizie a distanza. 1792. L'abate Chappe inventa il telegrafo ottico: un traliccio che aveva in cima un regolo di legno a tre braccia, muovendo le quali si potevano ottenere segnali corrispondenti, secondo un codice prestabilito, a lettere e numeri. Di giorno è possibile "telegrafare" le notizie. Nel 1805 la linea Parigi-Lione fu prolungata fino a Torino e poi toccò Milano, Mantova e Venezia. Il sistema Chappe è stato utilizzato fino al 1852 e poteva contare su 556 stazioni e una rete di 4.830 chilometri.
1822. William Church inventa la prima compositrice meccanica che consente di produrre dalle 12 alle 20mila lettere ogni ora.
1827. J.N. Niepce impressiona le prime lastre e nel 1832 l'applicazione viene usata per la stampa. Nello stesso periodo il formato dei giornali passa a 26 centimetri di larghezza e 40 di altezza grazie anche al miglioramento della macchina per la fabbricazione della carta.
1837. L'americano Samuel Morse utilizza per la prima volta l'apparecchio telegrafico elettrico e con il nome di Morse viene battezzato l'alfabeto (formato da punti, trattini e spazi che miscelati compongono le lettere) che consente di trasmettere a distanza i messaggi. Nel 1855 D.E. Hughes perfezionò la macchina e ne migliorò la capacità di trasmissione: si arrivò alle 1500 parole l'ora.
In Italia la prima rete telegrafica è del 1845: la Firenze-Pisa-Livorno-Empoli, a cui si aggiunsero Empoli-Siena e Pisa-Lucca. Nel 1851 si potevano trasmettere messaggi tra Torino e Genova. Nel 1852 l'Inghilterra ha una rete telegrafica di 6.400 chilometri. Nel 1876 solo "la Gazzetta d'Italia" di Firenze era in grado di riceve messaggi da Roma. Il passaggio successivo - 1874 - è il perfezionamento della trasmissione e nasce il telex, una sorta di telegrafo diretto tra utenti privati utilizzando telescriventi e la rete pubblica.
1845. La chimica aiuta le fabbriche di carta. Gli stracci di cotone e lino, utilizzati come materia prima, vengono sostituiti con la pasta di legno.
1846. Un giornale di Filadelfia utilizza la rotativa di Hoe e due anni dopo, il 1848, il "Times" adotta la rotativa di Koenig, un impressore sassone che fin dal 1810 aveva lavorato ad una macchina che soppiantasse il torchio. Così, dopo vari accorgimenti la rotativa di Koenig stampava 8.000 copie l'ora utilizzando già la carta a bobine. La rotativa di Hoe, invece, utilizzava le matrici curve della stereotipia e viaggiava a 10.000 copie l'ora.
1851. Il primo cavo sottomarino telegrafico attraversa la Manica.
1851. Dopo due anni di lavoro negli Stati Uniti, Meucci inventa il telefono. La velocizzazione della trasmissione delle parole accelera la circolazione delle notizie a mezzo stampa.
1867. Il francese "Le petit Journal utilizza una rotativa Marinoni, capace di stampare 18mila copie l'ora.
1881. Frederick Wicks mette a punto per il "Times" una macchina capace di fondere 60mila caratteri all'ora.
1884. La compositrice meccanica, nota come linotype, viene messa a punto (con il nome di "Blower") a Baltimora dall'orologiaio tedesco Ottmar Mergenthaler. La costruzione in serie viene avviata dal 1880. Nel 1906 funzionano in Italia 90 linotype, soprattutto nelle tipografie di Milano.
1890. Viene collaudato il clichè a rettttino, mezzo che facilita la pubblicazione di fotografie sui quotidiani.
1898. John Thomas Underwood avvia negli Stati Uniti una fabbrica che produce macchine da scrivere, la cui potenzialità era stata già intuita dal meccanico Philo Remington fin dal 1874. In Italia la macchina "dattilografica" aveva due antenati: il "tachigrafo" di Pietro Conti di Civalegna (1823) e il "cembalo scrivente" di Giuseppe Ravizza (1856).
1906. Il Corriere della Sera acquista una rotativa Hoe che "stampa, piega, cuce, conta e deposita migliaia di copie all'ora, in mucchi da cinquanta e da cento", con un ritmo di 150.000 copie giornaliere.
1909. Il primo impianto di trasmissione a distanza (telescrivente) viene ideato da un sacerdote italiano, Luigi Cerebotani, ma sarà costruito in Francia.
1911. Le prime macchine da scrivere vengono prodotte in Italia, ad Ivrea, da... Olivetti.
1949. Si avvia al declino l'età del piombo. Entrano in commercio la fotosetter (adattamento del sistema linotype) e la monophoto (adattamento del sistema monotype) le cosiddette fotocompositrici della prima generazione. La stampa inaugura una fase tecnologica nella quale i limiti della natura meccanica delle macchine del metallo fuso cedono il passo all'utilizzazione della luce. Il passo successivo è l'introduzione dell'uso dei calcolatori.
1954. Con la fotocompositrice Lumitype l'elettronica comincia ad essere applicata su vasta scala all'editoria. Le fotocompositrici della terza generazione sono completamente a guida elettronica. La velocità varia dai 40.000 ai 300.000 segni l'ora.
1960. Nella notte tra il 10 e 20 ottobre il "New York Times" compose le sue pagine sulle linotype dello stabilimento americano e su quelle di una tipografia a Parigi. Gli impulsi alle macchine francesi erano regolati da un computer. Veniva così aperta la strada alla fattura elettronica dei giornali. Vanno così in pensione la linotype, la monotype, le titolatrici Ludlow e Erond, le bande perforate (che consentivano a certe linotype di comporre senza l'intervento dell'uomo). Solo alla fine degli anni Sessanta la fotocomposizione cominciò a guadagnare terreno in Italia: il primato spetta al "Messaggero Veneto" di Udine che il 5 maggio 1968 pubblicò il primo numero ottenuto con la fotocomposizione. Così cominciò il passaggio dalla composizione "a caldo" (il piombo fuso delle linotype) a quella "a freddo" (appunto, la fotocomposizione). Alla fine del 1975 solo il 20% delle testate italiane aveva scelto la strada della fotocomposizione, la percentuale salì al 46% alla fine del 1977.
1972. Il "Today" affida per primo i videoterminali ai giornalisti: scompare la banda perforata e nasce il giornale elettronico. Nasce anche il concetto di sistema editoriale: un modo di fare il giornale che vede giornalisti e tipografi usare strumenti analoghi, ma con compiti e funzioni diversi. I computer arrivano nelle redazioni italiane agli inizi degli anni Ottanta. Dieci anni di ritardo tecnologico vengono bruciati rapidamente. Già nel 1986 il 25% dei quotidiani italiani utilizzava un "sistema editoriale".
Oggi il computer è una stazione di lavoro: serve per scrivere e mettere in pagina gli articoli; per visualizzare, trattare e inserire in pagina le fotografie; per consultare le agenzie; per collegarsi con Internet e "navigare"; per ricevere e spedire messaggi.


NEL MONDO
FRANCIA
Il primo gennaio 1977 vide la luce il primo quotidiano francese: è il “Journal de Paris” seguito, dopo la Rivoluzione, da decine di fogli. La grande stagione del giornalismo francese esplode nell’Ottocento: “La Presse” 1936; “Le Figaro” 1867. Oggi il quotidiano più prestigioso è “Le Monde” (ogni giorno vende mediamente 357mila copie), ma il più letto è “Ouest France” (800.000 copie al giorno) che dedica 380 pagine nelle varie edizioni ai fatti locali del grande Ovest atlantico e che punta soprattutto sulle notizie “positive”. “Le Figaro” resta attorno alla 400mila copie ma è azzoppato perdendo circa il 4% lettori l’anno; “Liberation”, figlio dell’ondata protestataria del ’68, cresce lentamente, anzi resta fermo poco al di sotto delle 200mila copie. Il successo maggiore lo riscontra un settimanale satirico, il “Canard enchainè”, che viaggia attorno alle 400mila copie. La regola base di questo giornale (che ricorda, fatte le dovute proporzioni di tempi e mezzi, il nostro “Striscia la notizia”) è semplice: “In ognuna delle otto pagine deve esserci una notizia, qualcosa che gli altri non hanno. E’ regola generale del giornalismo, per noi è una religione. Il Canard – spiega il direttore Claude Angeli – è un giornale di supplemento, deve fornire informazioni in più. Non ci interessano i grandi titoli o il sensazionalismo, ma la freschezza e l’autenticità del prodotto”. I quotidiani nazionali oggi in Francia sono undici, erano 80 nel 1914 e 26 nel 1946. I quotidiani di provincia sono ridotti a 65 (242 nel 1914 e 175 nel 1946). La tiratura dei quotidiani è di 10 milioni di copie, come nel 1939 (nel 1945 toccò la punta massima di dodici milioni). I grandi gruppi editoriali sono due: Hachette e Hersant. Hachette possiede floridi giornali di provincia e una serie di magazine. Hersant possiede solo “Le Figaro”, dopo la chiusura di “France soir”, e una serie di fogli locali. Entrambi sono gruppi multimediali con partecipazioni in network televisivi.
INGHILTERRA
Nel 1921 nasce il “Guardian” e nel 1855 il “Daily Telegraph”. Tra i quotidiani popolari sono da ricordare il Daily Mirror” e il “Daily Express”. La novità degli ultimi anni è rappresentata dal quotidiano “Indipendent”, nel cui capitale sono presenti sia “La Repubblica” che lo spagnolo “El Pais” con una quota del 40%. La stampa inglese ha attraversato un brutto momento nel 1990-1991: i giornali del gruppo Murdoch (soprattutto “Times” e “Today”) sono stati tra i più colpiti dal calo di vendite. Il “Daily Express” e lo “Star”, che fanno capo alla United Newpapers, tengono in quanto a vendite ma i profitti sono in calo del 17%. L’”Indipendent” in sei mesi ha perso qualcosa come 13 miliardi di vecchie lire ed è stato soccorso da Repubblica e Pais, oltre che dalle banche. Ma nel 1996 Repubblica decide di uscire dal capitale mentre il Pais manterrà solo una quota del 12%. Ma non basta: la guerra dei prezzi scatenata dallo stesso editore, Murdoch, affosserà definitivamente il giornale. Tra i giornali più colpiti dalla crisi il “Finantial Times”.
Anche in Inghilterra la crisi dei quotidiani (-2,6% nelle vendite 1990) si chiama pubblicità: è diminuita sui quotidiani nazionali dell’11% nel 1990 e del 12% nel 1991. Il calo delle vendite riguarda sia la stampa definita “quality papers”, sia i “sundays” (i domenicali), sia per i gutter press” (letteralmente “stampa da fogna”). Ma il numero di persone che acquistano giornali (393 su mille contro i 118 in Italia) rimane a buon livello. Nel 1996 si vendono 15 milioni di copie al giorno, anche se 12,5 milioni sono rappresentati dai tabloid-spazzatura.
GERMANIA
Oggi il quotidiano più diffuso è la “Bild Zeitung” (giornale popolar-conservatore, espressione pura del giornalismo rosa, 26 edizioni locali) che vende 5 milioni di copie al giorno: “Bild ha successo – dicono gli esperti – perché sa parlare la lingua dell’uomo semplice”.
I giornali nazionali sono cinque: “Frankfurter Allgemeine Zeitung” (400mila copie al giorno nel 1995); “Suddeutsche Zeitung” (400mila copie con punte di 600mila copi il fine settimana); “Handesblatt”; Frankfurter Rundschau” e “Die Welt” (che ha perso un bel po’ di copie trasferendo la sede da Amburgo a Berlino). Questi cinque quotidiani nazionali raggiungono una tiratura complessiva di un milione e 300mila copie contro i 13,8 milioni di copie di quotidiani locali e regionali.
Dopo la riunificazione, la “Berliner Zeitung”, quotidiano di Berlino Est, ha concorrenza con successo ai più ricchi giornali dell’Ovest. In Germania si leggono 400 copie di quotidiani ogni mille abitanti. I quotidiani sono 358 (con 1.344 edizioni quotidiane), di cui solo cinque nazionali. La diffusione globale è di 26,8 milioni di copie. I sei quotidiani “venduti in strada” (tra cui la “Bild”) vendono 5,7milioni di copie. I settimanali sono 37 ( con una diffusione di 1,8 milioni di copie) e cinque i domenicali (3,9 milioni di copie). La carta stampata assorbe mediamente il 40% di tutta la pubblicità: in Italia è all’incirca il 24%. In Germania vanno forte i giornali regionali: “Waz” e Westphaalische Zeitung” dello stesso editore, vendono qualcosa come un milione e 200mila copie al giorno.
SVIZZERA
Nel 1780 viene editato il “Neue Zuercher Zeitung”, il quotidiano elvetico più autorevole. Fogli importanti sono la “Gazette de Lausanne (1798), il “Journal de Genève” (1891), “Die Tat” di Zurigo e “Der Bund” di Berna.
SPAGNA
Il quotidiano più autorevole è “El Pais”, edito a Madrid.

AUSTRIA
La “Wiener Zeitung” è uno dei più antichi quotidiani d’Europa che contende alla “Gazzetta di Parma” il primato assoluto.

RUSSIA
Dopo la rivoluzione dell’agosto 1991, la “Pravda” ha ripreso le pubblicazioni (30 agosto 1991) nella veste di giornale indipendente e non più organo del Partito comunista (che è stato disciolto). Il 23 luglio 1996 lo storico giornale ha sospeso le pubblicazioni: gli editori greci (Khristo e Theodor Giannicos) rivelano che dal 1994 la Pravda perde ogni mese il 5% delle copie. Una emorragia che ha determinato la crisi.

USA
La nascita e l’affermazione dei quotidiani americani si confondono con l’inizio della Rivoluzione americana, la prima guerra di liberazione della storia moderna. Il governo inglese aveva imposto una tassa di bollo sui giornali: un penny per ogni copia, mezzo penny per i fogli di formato più piccolo con l’aggiunta di una tassa di due scellini per ogni inserzione pubblicitaria. Era il 1175. La resistenza dei giornali alle imposizioni fiscali del governo di Londra era un sintomo del malessere che sarebbe sfociato l’anno dopo nella Rivoluzione. Fra i primi quotidiani si ricordano la “Pennsylvania Gazette” di beniamino Franklyn, uomo politico e scienziato, e l’ “American Weekly Mercury” di Andrew Barton. La libertà di stampa in America ha un solido ancoraggio nel primo emendamento (1791) alla Costituzione: “Il Congresso non potrà fare alcuna legge per limitare la libertà di parola o di stampa”.
Nel 1835 nasce il “New York Herald” fondato da James Gordon Bennet, considerato padre del giornalismo americano. In quel periodo si stampavano a New York ben 16 quotidiani. Bennet era scozzese ed aveva cominciato come reporter in un giornale di provincia. L’ “Herand” ebbe presto successo: Bennet sfruttò la cronaca nera e i titoli che facevano sensazionalismo per catturare i lettori. Nel 1924 l “Herald” si fuse con il “New York Tribune” (nato nel 1841) dando vita al “New York Herald Tribune”, costretto alla chiusura nel 1966 dalla concorrenza del “New York Times”. Dell’ “Herald Tribune” si continua a stampare a Parigi l’edizione europea.
Nel 1851 viene fondato il “New York Times”, che è oggi il più prestigioso quotidiano americano. Il suo obiettivo è quello di dare al lettore “tutte le notizie che meritano di essere pubblicate”. Nel 1996 anche il “NYT” va in difficoltà perdendo il 3% dei lettori ed il management corre ai ripari introducendo il colore. Nel 1883 Joseph Pulitzer, ungherese d’origine, maestro di giornalismo, rileva il “New York World” e lo stampa con carta colorata di giallo. Nasce la cosiddetta “stampa gialla”: fogli popolari con titoli “sparati” (se non proprio “drogati”). Un altro grande della “stampa gialla” è Randolph Hearst, che ispirò a Orson Welles il personaggio-protagonista del film “Quarto potere”.
Nel 1908 esce a Boston il “Christian Science Monitor”, quotidiano famoso per il suo rigore e la sua serietà.
Nel 1919 con il “New York Daily News” nasce il quotidiano in formato tabloid destinato ad ottenere grande successo. Il fondatore è il colonnello McCormick, proprietario del “Chicago Tribune”.
Giornali americani prestigiosi sono il “Washington Post” (quello dello scandalo Watergate), il “Wall Street Journal”, il “Los Angeles Times”. La crisi legata al prezzo della carta non ha risparmiato l’America. Ridimensionati molti quotidiani, ha chiuso il settimanale “Newsday”: nel 1994 le vendite sono scese sotto i 60 milioni di copie al giorno.
Fra il 1980 e il 1991 sono scomparsi 161 quotidiani (ben 26 nel solo 1994): oggi sono 1.515. Negli Stati Uniti l’informazione è considerata un pubblico servizio alla collettività, anche se la proprietà dei giornali è privata. Nel giornalismo americano si distingue tra mainstream press ed advocacy press. Entro la mainstream press è istituzionale la separazione tra le pagine del notiziario e quelle dedicate agli editoriali e ai commenti (queste ultime esprimono l’orientamento della proprietà e non “schierano” il notiziario). L’advocacy journalism, invece, è un giornalismo schierato, militante, quello che “conosce la verità prima di conoscere i fatti”.

USA TODAY
Appartiene agli ultimi venti anni il fenomeno rappresentato da “Usa Today”, fondato da Al Neuharth, l’uomo che ha cambiato la faccia al giornalismo americano. “Usa Today” è il solo giornale nazionale, il solo che tiri quasi due milioni di copie con un venduto attorno all’1,8 milioni al giorno. Al Neuharth ha imposto ai suoi frasi brevi, ripetizioni di parole, frequenti capoversi. Il giornale ha aperto alle donne e alle minoranze di colore, non solo nelle inchieste e negli articoli, ma nella redazione e anche nelle stanze del management: nel consiglio di amministrazione siedono quattro donne, due neri e un asiatico.
Dal 14 novembre del 1988 viene pubblicato negli Usa “America oggi”, quotidiano in lingua italiana sorto grazie a una cooperativa di giornalisti e poligrafici. Ha il formato tabloid e ha preso il posto del “Progresso italo-americano”. Vende 40.000 copie e viene stampato nel New Jersey.

GIAPPONE
Il più grande e diffuso quotidiano economico e finanziario del mondo è il “Nihon Keizai Shimbun”, più famoso con l’abbreviazione in “Nikkei”, quattro milioni e 800mila copie vendute ogni giorno nelle due edizioni del mattino e del pomeriggio. Il giornale giapponese, fondato nel 1876, ha aperto il 21 ottobre 1991 una redazione a Milano.
I quotidiani giapponesi sono 124. I giganti sono quattro: “Yomiuri Shimbun” (9 milioni e 700mila copie l’edizione del mattino e 4 milioni e 700mila quella del pomeriggio), “Asahi Shimbun” (8,2 al mattino; 4,7 il pomeriggio), Mainichi Shimbun” (4,2 e 2,1) e il “Nikkei” di cui sopra (3 milioni al mattino e 1,8 il pomeriggio). Questi quotidiani vantano due edizioni giornaliere, tremila giornalisti e una ventina di uffici all’estero, con qualcosa come dieci mila dipendenti ciascuno.
Il quinto giornale per diffusione è il “Sinkei Shimbun” (2 milioni di copie al mattino, un milione e 100mila il pomeriggio). La stampa giapponese è la più ricca del mondo: ogni mille abitanti si vendono 591 copie di quotidiani (il Giappone ha 120 milioni di abitanti). Ogni mattina vengono consegnate a domicilio 70 milioni di copie di quotidiani (50 milioni appartengono ai cinque big). Nelle edicole viene venduto appena il 7% della tiratura complessiva. Meno dell’1% delle vendite globali viene spedito per posta. I giornali giapponesi praticamente non hanno rese.

LA RADIO
Queste le tappe più importanti che porteranno alla nascita e all’affermazione della radio come medium straordinario di diffusione di notizie.
1887. Il fisico tedesco Hertz scopre che è possibile diffondere nello spazio una perturbazione elettromagnetica.
1894. Guglielmo Marconi conduce a Pontecchio l’esperimento che lo avrebbe reso celebre: capta attraverso un’antenna ricevente di sua invenzione i segnali dell’alfabeto Morse che provengono da un primitivo trasmettitore collocato ad alcune centinaia di metri. Marconi brevettò la sua scoperta il è giugno 1896 in Inghilterra. E’ l’applicazione concreta della scoperta di Hertz: la perturbazione elettromagnetica può essere raccolta come segnale, amplificata e ritrasmessa a distanza. Le esigenze militari fecero progredire rapidamente la telegrafia senza fili e la radiofonia da punto a punto. Nel 1910 viene trasmesso in diretta un concerto di Caruso dall’Opera House di New York. Nel 1927 i radioamatori sono 6 milioni. Nel 1920 viene trasmessa in diretta l’elezione del presidente americano Harding e nel 1921 la Rca diffonde in diretta l’incontro di boxe Dempey-Carpentier. Nel 1928 le vendite degli apparecchi riceventi fruttano incassi per 650 milioni di dollari. La prima legge che regola le trasmissioni nell’etere risale al 1912: è la Radio Act, che concedeva a qualsiasi cittadino americano (munito di patentino) il diritto di trasmettere. La Radio Act del 1927 mise ordine nell’assegnazione delle frequenze: l’etere era troppo affollato di segnali. Una commissione pubblica di nomina presidenziale (la Federal Radio Commission) provvedeva ad assegnare le frequenze. La garanzia delle frequenze favorì gli investimenti nel settore. Il primo network radiofonico è quello della ATT: nel 1924 la ATT collegò, con cavo telefonico e dall’Atlantico al Pacifico, 26 stazioni che trasmettevano programmi sponsorizzati. In seguito la ATT cede la sua attività alla Rcs e così vede la luce la Nbc seguita nel 1928 dalla Cbs e nel 1943 dalla Abc. Le tre corporations hanno generato dopo il 1945 altrettanti network televisivi.
1906. L’americano L. De Forest inventa il tubo elettronico a vuoto a tre elettrodi, che rende possibile la trasmissione radio di suoni e parole.
1910. La prima legge italiana sulle comunicazioni via etere è la n. 395 del 30 giugno 1910. Il modello di riferimento è la legge sui telefoni del 1907.
L’esercizio delle radiocomunicazioni veniva fatto rientrare nella sfera dei servizi pubblici, che come tale veniva sottoposto ad un regime restrittivo e controllato di concessioni a privati. Ispirata da preoccupazioni militari di sicurezza nazionale, la legge non considera neppure la possibilità di creare un sistema di trasmissioni circolari.
1922. Lenin intuisce il peso politico della radio a sostegno della rivoluzione bolscevica. Stalin la usa per trasmettere la linea del Partito comunista da Leningrado a Vladivostok.
1923. Con un decreto legge dell’8 febbraio 1923 il Governo Mussolini decise che i servizi radiotelegrafici e radiotelefonici dovevano essere riunito in un unico ente sotto il controllo dello Stato: nacque così la Italo Radio, dalla fusione della società francese e tedesca.
1924. Il 27 agosto 1924 nasce a Roma l’Unione Radiofonica Italiana (URI), dalla fusione della Società Italiana Radio Audizioni Circolari con la marconiana Radiofono, detentrice quest’ultima della quota di maggioranza; il capitale sociale era di 1 milione e 400mila lire. La presidenza della neonata società venne affidata ad un “uomo nuovo”, estraneo alle lunghe trattative che portarono alla storica fusione: Enrico Marchesi, ex direttore generale della Fiat. Luigi Solari, abile mediatore e cervello dell’operazione, dovette accontentarsi della carica di vicepresidente. Il 27 novembre 1924 venne stipulata la convenzione tra l’URI e il Ministero delle comunicazioni: è l’atto di nascita del primo regime radiofonico in Italia, con cui si istituisce anche la figura giuridica della società concessionaria. La convenzione venne approvata con r.d. n. 2191 del 14 dicembre; lo Stato concede all’URI in servizio di radioaudizioni circolari in esclusiva su tutto il territorio nazionale per sei anni. Il 6 ottobre dello stesso anno viene inaugurato ufficialmente il servizio radiofonico. A darne lo storico annuncio è la voce di Ines Viviani Donarelli.
1925. Il costo del canone è di 90 lire. Verso la fine del 1920 un apparecchio radio costa all’incirca quanto lo stipendio medio mensile di un impiegato; una radio di discreto livello a quattro valvole ha un costo medio di 3.000 lire, contro un reddito medio annuo di 3.500 lire. Nel 1926 gli abbonati erano appena 26.000 contro i quasi due milioni della Bbc.
1926. A Torino nasce la Sipra (Società Italiana Pubblicità Radiofonica Anonima), che ottiene la gestione della pubblicità dell’URI poi trasformata nel 1929 in AIAR e poi, dopo il 1945, in RAI (controllata dall’Iri).
1927. Gli abbonati italiani all’URI sono 40mila.
1927. In Inghilterra nasce la Bbc con larga autonomia rispetto al potere politico. L’attività radiofonica è concepita come servizio pubblico estraneo agli interessi delle industrie del settore e indipendente dal governo, basata su uno statuto che ne garantisce il monopolio, finanziato in via esclusiva dagli utenti del servizio. Obiettivo del servizio: divertire ed educare. La pubblicità è bandita. La Bbc può fare informazione ed acquisire il copyright sugli spettacoli. L’informazione è imparziale e oggettiva.
1929. Mussolini favorì la fondazione dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), ente di diritto pubblico a capitale prima privato e poi pubblico (nel 1933 il controllo passò alla Sip). Il 7 gennaio 1929 andò in onda alla radio il Giornale parlato in tre edizioni quotidiane. Nel 1933 iniziarono le cronache del regime e il governo lanciò un apparecchio a basso prezzo, il “littorio”.
1934. Il Germania Hitler organizza l’ascolto collettivo delle radio di Stato. Goebbels ne teorizza scientificamente; il regime favorisce la vendita di apparecchi riceventi a basso prezzo.
1938. Avviene il famoso scherzo dell’invasione degli extraterrestri raccontato alla radio americana da Orson Wells, che sfruttò al massimo le qualità specifiche del linguaggio radiofonico, con la sua possibilità di falsificazione e di utilizzazione delle risorse simboliche della diretta. 1940. Esistono in Italia un milione e 200mila ricevitori.
1940. Con l’annuncio diffuso dall’Eiar dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, salgono ad otto le edizioni quotidiane del giornale radio.

Nel futuro della radio probabilmente vi sarà spazio per le:

  • Emittenti generaliste, quelle radio con palinsesti che comprendono una gamma più o meno vasta di generi e che si rivolgono a pubblici diversi in diverse fasce orarie.
  • Emittenti tematiche, quelle radio specializzate in un solo genere di programma o addirittura in un solo genere musicale.
  • Radio di programmi, quelle che gestiscono il palinsesto in modo molto simile alle emittenti televisive, cioè collocando i programmi di diverso genere in una griglia a scansione quotidiana e settimanale, riferita ad un modello di ascolto che si suppone centrato sui singoli programmi.
  • Radio di flusso, quelle che sono invece governate da uno schema di programmazione in cui l’unità minima di ascolto ipotizzata, e dunque assunta a modulo di base per la costruzione della programmazione, è l’ora.
  • LA TELEVISIONE
    Queste le tappe più importanti che porteranno alla nascita e all’affermazione della televisione come medium spettacolare e incisivo.
    1842. L’inglese Bain mette a punto un primitivo apparecchio capace di trasmettere immagini fisse a distanza su fili elettrici.
    1862. L’abate Giovanni Caselli trasmette immagini su filo a distanza considerevole. Caselli è l’inventore del pantelegrafo o telegrafo universale progenitore del telefax dei tempi nostri. Il pantelegrafo fu adottato dalle poste francesi ed ebbe successo in Inghilterra. Caselli dimostrò che interi testi e manoscritti potevano essere trasmessi per via telegrafica.
    1870. La nascita dell’idea di televisione si può collocare approssimativamente nel 1870. Fu un filosofo e psicologo scozzese, Alexander Bain, a teorizzare per prima la possibilità di trasmettere immagini per via elettrica.
    1877. Viene inventato dall’americano Thomas Elva Edison, quello della lampadina, il fonografo che prevede suoni incisi su di un cilindro di cera della durata di quattro minuti. Questo strumento darà origine al grammofono.
    1884. Il russo Paul Gottlieb Nipkov, emigrato in Germania, inventa un apparecchio a scansione delle immagini (“disco di Nipkov”). Il disco rotante è in grado di riprodurre immagini. E’ la svolta verso la televisione.
    1884. Vengono messi a punto dal tedesco-americano Emile Berliner il disco fonografico e il grammofono; i solchi incisi su una piastra di zinco sulla quale viene appoggiata una puntina d’acciaio, la quale durante la rotazione del disco rileggerà i suoni trasmettendoli alla tromba di amplificazione. 1889. George Eastman inventa la pellicola fotografica in nitrocellulosa.
    1889. Il fisico inglese Oliver Lodge inventa l’altoparlante.
    1889. Vede la luce il registratore, inventato dall’ingegnere elettronico danese Valdemar Poulser, viene chiamato telegraphone (la registrazione avviene su filo d’acciaio). L’apparecchio diventerà realmente pratico con la realizzazione del nastro magnetico nel 1935 ed opera delle società tedesche AEG Telefunken e IG Farber. Nel 1963 l’olandese Philips produce le prime cassette di registrazione.
    1890. La prima cinepresa è inventata dal francese Etienne Marey.
    1892. Edison realizza il cinetografo, apparecchio per la riproduzione delle immagini fotografiche in movimento: era il precursore del cinematografo. 1895. Il chimico francese Luis Lumiere e suo fratello Augusto, proiettano la notte del 28 dicembre 1895 nel sotterraneo del Grand Café del Boulevard des Capucines, dieci bobine realizzate con il cinematografo. Ognuna della durata di un minuto, raccontano, con una qualità d’immagine mai raggiunta prima, piccoli fatti quotidiani, come l’uscita degli operai dalla fabbrica Lumiere, le strade cittadine o le prodezze di un ginnasta. Le immagini sono in movimento. 1895. Filoteo Alberini brevetta, poco dopo i fratelli Lumiere, e con nome di kinetografo, un apparecchio di presa e proiezione, costruito dopo dieci anni di studi.
    1897. Un’altra data importante nella storia della televisione è il 1897, anno nel quale il fisico tedesco Karl Ferdinand Braun inventa il “tubo catodico”, cuore di tutte le apparecchiature televisive moderne. Questo ritrovato della tecnica troverà applicazione anche nel campo delle apparecchiature di ripresa grazie agli studi del generale russo Vladimir Zworkyn, che, fuggito in America dopo la rivoluzione russa, si dedicherà al tubo di Braun, inventando il primo tubo elettronico da ripresa, ribattezzato “iconoscopio”. Era il 1923: l’invenzione di questo dispositivo segnerà il passaggio dalla televisione meccanica a quella elettronica.
    1903. Esperimenti sulla fototelegrafia ad opera del tedesco A. Korn. E’ un procedimento per la trasmissione telegrafica delle immagini.
    1907. Ricevitore a raggi catodici di Tosing.
    1911. Progetto di telecamera elettronica di Campbell Swinton.
    1922. In una cittadina dell’Idaho (Usa) denominata Rugby vede l’alba la tv elettronica. Phil Farnsworth, studente liceale di appena 15 anni, immagina e progetta sulla lavagna della sua classe un circuito elettrico che, nella intenzioni del suo creatore, dovrebbe essere in grado di riprodurre immagini avvalendosi del tubo catodico di Braun. Finiti gli studi, a diciannove anni, il giovane inventore mostra i suoi progetti ai dirigenti dell’azienda di San Francisco presso la quale lavora e, ottenuti i finanziamenti necessari, realizza la televisione elettronica. Questo metodo americano di trasmissione delle immagini a distanza con l’impiego dell’elettronica si chiamerà sistema “Marconi-Emi”.
    1923. In Inghilterra viene effettuata con successo la prima trasmissione di immagini a distanza ad opera di un trentacinquenne insegnante elettrotecnico scozzese, John Logie Baird. Il mezzo utilizzato è la TV di Nipkov. E’ il 27 giugno 1923 quando sul “Times" appare questo annunzio: "inventore di un apparecchio senza fili attraverso il quale è possibile vedere a distanza, desidera trovare una persona che lo assista (non finanziariamente) nella costruzione di impianti utilizzabili".Il primo esperimento pubblico verrà effettuato il 26 gennaio 1926, alla presenza di una folta delegazione della Royal Institution of Great Britain”. L’immagine trasmessa è quella di una ragazza che stava nella stanza accanto a quella dove avviene la prodigiosa proiezione. Nel 1928 Baird segna una tappa storica: dopo una serie di esperimenti per la messa a punto del suo “sistema televisivo”, trasmette un’immagine da Londra a New York. Lo stesso anno fonda la Baird Television Developement Company e sigla un contratto con la BBC che gli mette a disposizione le sue attrezzature.
    1925. E’ fondata, in Italia, l’Unione per la Cinematografia Educativa (Luce), che durante il fascismo prenderà il nome di Istituto nazionale Luce e produrrà soprattutto cinegiornali e filmati di propaganda.
    1926. La Kodak produce le prime pellicole cinematografiche a 16mm.
    1927. Prima telecamera elettronica realizzata da Farnsworth.
    1927. Viene trasmessa la prima immagine elettronica della storia da Washington a New York. Il soggetto è Herbert Hoover, futuro presidente degli Usa. L’anno successivo la compagnia americana General Electric darà il via alle prime trasmissioni sperimentali, irradiando su New York.
    1928. Prime esperimenti televisivi in Germania seguiti nel 1929 da quelli in Inghilterra. Nella corsa al nuovo mezzo si inseriscono l’Italia (1930) e la Francia (1932).
    1931. Dopo 50 anni di studi e tentativi, l’invenzione che permette alla televisione di divenire una realtà: il tubo elettronico da ripresa. Lo realizza il russo Vladimir Zworykin presso i lavoratori della Westinghouse a Pittsburg, in Pensilvania. Dopo l’invenzione di questo speciale tubo, chiamato iconoscopio, Zworykin realizzerà anche un tubo riproduttore di immagini, detto cinescopio.
    1932-1939. La EIAR decide di incominciare le prove di “radiotelevisione” nella sede milanese di corso Italia 1, la più attrezzata di tutte. Il 28 febbraio 1929 Sergio Bertolotti, un ingegnere in forza all’ente radiofonico con mansioni di responsabile tecnico, assieme al collega Alessandro Banfi, dà il via alla sperimentazione del nuovo mezzo utilizzando lampade al neon e la rumorosa tv meccanica di Nipkov. Il primo soggetto che viene inquadrato è una bambola di panno e sul monitor, effettivamente, qualcosa di lei appare. Funziona meglio la parte audio. Il laboratorio di ricerca poi si sposta da Milano alla stazione Termini di Roma. Da qui, l’equipe guidata dall’ingegner Bertolotti tenterà la prima vera trasmissione a distanza di immagini. Il mezzo usato per l’esperimento sarà ancora ma Tv meccanica di Nipkov. Nonostante le difficoltà connesse all’utilizzo di quella macchina, la prova riuscirà. Due anni più tardi arriveranno in Italia dalla Germania le prime apparecchiature televisive elettroniche. Il 10 settembre 1932 la Tv torna a Milano, è il giorno dell’inaugurazione della quarta Mostra nazionale della Radio nel palazzo dell’esposizione Permanente, in via Principe Umberto 32. L’anno successivo, sempre a Milano, si replica. Il 23 luglio 1939 viene inaugurato il trasmettitore di Monte Mario, ancora oggi in perfetta efficienza. Il nuovo impianto permette per la prima volta in Italia la realizzazione di una trasmissione televisiva: la prima in Italia cui il pubblico possa assistere.
    1935-1936. Unici validi concorrenti degli Stati Uniti nell’impiego della tecnologia elettronica per le trasmissioni di immagini via etere sono i tedeschi. Questi superano i loro avversari, quando nel 1935 iniziano un programma televisivo di informazione che va in onda tre volte alla settimana. Le Olimpiadi disputatesi a Berlino nel 1936 verranno riprese integralmente dalla Tv elettronica tedesca.
    1936. Nasce la televisione. La Gran Bretagna è la prima nazione al mondo ad avviare un servizio regolare: un’ora al mattino ed una al pomeriggio dal 2 novembre 1936 dall’Alexandra Palace di Londra. Il servizio inizialmente in regime di monopolio pubblico come quello della Bbc, verrà affiancato nel 1955 da una rete privata.
    1938. Le industrie Agfa e Kodak mettono in commercio le prime pellicole fotografiche a colori.
    1938. Il 9 agosto Peter Goldmark, ingegnere della Cbs, presenta un processo pratico di televisione a colori.
    1938. La Rca si aggiudica, dopo una battaglia giudiziaria di 4 anni, il brevetto dell’Iconoscope e la Nbc, sua sussidiaria, inaugura un servizio di televisione alla Fiera mondiale di New York.
    1944. Con decreto legislativo luogotenenziale 26 ottobre 1944 n. 457 la denominazione dell’Eiar viene mutata in Radio Audizione Italia (RAI).
    1946. Negli Stati Uniti hanno inizio trasmissioni televisive regolari; ed è costruito l’Eniac, calcolatore con 18.000 valvole elettroniche, commissionato dall’esercito americano.
    1946. Francia, Unione Sovietica e Stati Uniti hanno un servizio pubblico di televisione.
    1949. La Rai riprende, dopo 10 anni, le sperimentazioni tv. Il 28 maggio dagli auditori della sede romana di via Asiago viene effettuato un esperimento di televisione. Due mesi più tardi divengono operativi il trasmettitore di Torino-Eremo e lo studio televisivo di via Montebello. Sempre nel corso del mese di luglio vengono realizzate le prime riprese in esterno della storia della televisione italiana, ai teatri Alfieri e Carignano di Torino.
    1952. Con un comunicato, l’ufficio stampa del ministero delle Poste e Telecomunicazione fa sapere che “il Consiglio dei Ministri, nell’ultima riunione, ha approvato la concessione per i servizi di radiodiffusione e televisione alla Rai”. Vengono stabiliti lo standard (che è stato definito dagli organi tecnici consultivi dello Stato in 625 linee e 25 immagini al secondo) ed anche tempi e luoghi dell’inizio dell’esercizio televisivo: “In una prima fase, cioè entro 18 mesi, la Rai dovrà iniziare il servizio nelle città di Torino, Milano e Roma”.
    1953. La Rca esegue esperimenti di registrazione di immagini su nastro magnetico.
    1953. Negli Stati Uniti vengono compiute le prime trasmissioni sperimentali di televisione a colori.
    1954. Negli Usa è costruito il primo videoregistratore.
    1954. Il 3 gennaio la Rai inizia regolari trasmissioni televisive, in regime di monopolio. La tv da vita ad un fenomeno di massa. Nel 1959 un programma, Lascia o raddoppia ideato nel ’55, risulta seguitissimo. Il montepremio prima del raddoppio finale è di 2.256.000 lire, il massimo è 5.120.000 lire; il premio di consolazione 40.000 lire: vincite in gettoni d’oro.
    1954. E’ introdotto in Italia l’uso del registratore magnetico video Ampex.
    1960. Il sistema Secam, inventato da H. De France, è utilizzato per la trasmissione televisiva a colori.
    1961. Vengono realizzate le prime cassette su nastro magnetico per la registrazione audio.
    1961. E’ costituta Telespazio, con il patrocinio del ministero delle Poste e Telecomunicazioni e la partecipazione della Rai-Tv, dell’Italcable e successivamente della Stet. Il 14 aprile viene realizzato il primo collegamento Eurovisione, intervisione in diretta da Mosca, in occasione dei festeggiamenti per il cosmonauta Yuri Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio con una navicella, la capsula Vostok I.
    1962. Il tedesco W. Bruch inventa il sistema televisivo a colori PAL.
    1962. Il 19 luglio il secondo canale Tv irradia i primi segnali a colori con il sistema Ntsc.
    1964. Gli americani A. Penzias e R. Wilson scoprono che l’Universo emette onde radio interpretabili come rumore fossile del Big Bang. Il 3 agosto la stazione Telespazio inizia gli esperimenti di trasmissione in collegamento con satelliti artificiali. Giungono fotografie a distanza ravvicinata della superficie lunare, trasmesse dalla sonda spaziale Ranger VII.
    1970. Entrano in commercio i videoregistratori a cassetta ed è inaugurato il servizio televisivo via satellite tra Italia e Giappone.
    1971. La prima antenna tv privata italiana comincia a trasmettere il 30 aprile. E’ Telebiella di Beppe Sacchi, che diffonde un “giornale periodico a mezzo video”. Nel 1973 le emittenti tv via cavo sono 17. La prima antenna, che trasmette attraverso l’etere, è la Rtl di Varese. La sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale legalizza le antenne radiotelevisive nell’ambito locale.
    1977. E’ l’anno della tv a colori in Italia. Le tv private sono 85.
    1980. Comincia a trasmettere “Canale 5” di Silvio Berlusconi, nel 1982 “Rete 4” della Mondadori e quindi “Italia Uno” della Rusconi.
    1984. Rusconi e Mondadori cedono i loro network a Berlusconi.
    1985. La giapponese Matsushita presenta un televisore a colori con schermo piatto funzionante a cristalli liquidi.
    1990. In Italia viene introdotta la disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato (legge n. 223/1990).
    1997. Nasce l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (legge n. 249/1997).
    2001. Spot tv: più limiti e guerra ai messaggi clandestini (Regolamento in materia di pubblicità radiotelevisiva e televendite, delibera Agcom n. 538/01/csp).
    2001. Vengono disciplinate le trasmissioni analogiche e digitali (Legge 20 marzo 2001 n. 66).

    INTERNET
    La storia degli elaboratori elettronici è cominciata molto tempo fa, con i pallottolieri inventati nel 1000 a.C. L’indagine sulle origini recenti di Internet ci porta, invece, alla fine della II guerra mondiale, quando l’ingegnere Vannevar Bush, vicepresidente del Massachusetts Institute of Technology e consulente scientifico del presidente degli Stati Uniti, affronta in maniera decisa un problema che già prima di lui era stato posto: l’organizzazione delle informazioni. Il manifesto del suo pensiero può essere considerato l’articolo apparso su Atlantic Monthly nel 1945, in cui l’autore affermava che il numero di pubblicazioni era già ben al si là della nostra attuale capacità di farne un vero uso: la somma dell’esperienza umana sta espandendosi ad un tasso prodigioso, ma i “mezzi che usiamo per farci strada verso l’argomento che di volta in volta ci interessa attraverso il conseguente labirinto di conoscenze sono gli stessi che venivano usati ai tempi delle navi a vela quadra”. Proprio nel 1945 Bush idea una macchina, il Memex, per il recupero istantaneo d’informazioni classificate in modo eterogeneo: “Un Memex è un dispositivo in cui un individuo memorizza tutti i suoi libri, i documenti e le comunicazioni personali. E’ una macchina meccanizzata in modo tale da poter essere consultata con estrema flessibilità e rapidità. E’, insomma, un’estensione personale della memoria”. In pratica, la macchina ideata da Bush consisteva in una scrivania con schermi translucidi, leve e motori per la ricerca rapida di microfilm.
    L’idea di Bush consisteva nel suddividere l’informazione in grandi blocchi di testo, legati tra loro in maniera non lineare in modo che ogni utente avrebbe potuto personalizzare il sistema con le proprie informazioni. Bush immagina il suo Memex come una specie d’estensione della memoria, strumento programmatico prefigurante i percorsi personali d’approccio alle informazioni: un vero e proprio mezzo “personal”, dotato di funzioni personalizzabili in base agli usi richiesti dal cliente; concetto questo non molto dissimile da quello che sta alla base di alcune soluzioni informatiche scelte in diversi redazioni giornalistiche.
    Che cosa la rete delle reti deve al Memex? Alcuni studiosi sostengono che il “Word Wide Wed derivi dall sue intuizioni: in As May Think vengono coniati termini quali collegamento (link), percorso (trail) e tela (web); molti progettisti di software hanno modellato i loro programmi sui trails della “macchina della conoscenza”, i motori di ricerca perseguono lo stesso obiettivo di fare ordine nella confusione dell’informazione. Ma il passaggio dal Memex a Internet non è diretto: in mezzo ci sono altre importanti tappe da prendere in considerazione”.
    1944. Howard H. Aiken crea il primo calcolatore elettronico, il Mack I. E’ lungo 18 metri e compie 18 operazioni al secondo.
    1945. J. Presper Eckert e John W. Maucly sperimentano negli Stati Uniti un nuovo tipo di calcolatore, mentre Artur C. Clarke presenta per la prima volta l’idea di un satellite geostazionario da impiegare nelle telecomunicazioni.
    1951. Viene costruito dalla Remington Rand l’Univac, un calcolatore con memorie al mercurio.
    1960. Gli abbonati al telefono in Italia sono 3 milioni, contro i 2 milioni del ’56 ed il milione del ’51.
    1965. Ad opera della Ibm è inventato il word processor ed è elaborato dagli americani Th. Kurts e J.G. Kemeny, il linguaggio di programmazione per computer Basic. Entrano in commercio i primi videoregistratori portatiti e sono costruiti i primi sintetizzatori musicali elettronici.
    1966. Nasce il primo, semplicissimo ma rivoluzionario sistema di collegamento in rete di computer, il padre di Internet. Lo realizza Larri Roberts, ricercatore presso il Lincoln Laboratory del Masschusetts Insitute of Tecnology, accettando l’invito di Bob Taylor, direttore del Programma per la Ricerca Informatica dell’Arpa (Advanced Research Projects Agency).
    1968. Douglas Engelbart (ricercatore dello Stanford Research Institute e tecnico dei radar della Marina americana, ingegnere elettrico) usò per la prima volta, in una dimostrazione pubblica, il mouse, uno strumento che avrebbe rivoluzionato l’uso del computer: il vecchio “calcolatore” si trasformava in una macchina “personale” e andava così a fornire risposte a domande sociali.
    Proprio i lavori di Engelbart furono finanziati fin dal 1975 dall’ARPA, l’agenzia di ricerca collegata all’establishment militare statunitense. Nel 1969 il direttore del progetto Arpa (Licklider) decise di attivare il primo nodo di una rete senza autorità centrale, che collegasse fra loro tutti i centri di ricerca americani: il meccanismo era semplice, un linguaggio apposito (NTC, Network Control Protocol) che consentiva di inviare non unità di informazioni, bensì “pacchetti di informazione” “scompattati” e “ricompattabili” a destinazione. Arpanet, così verrà chiamata la rete, diventerà in breve tempo uno strumento insostituibile per la ricerca scientifica. Un aspetto interessante riguarda la relativa incredulità che circondò i lavori di Engelbart. Solo Steve Jobs e Steve Wosniak compresero le enormi potenzialità delle ricerche di Engelbart e su quelle idee costruirono la loro fortuna creando Apple.
    1970. Arpanet riceve un grande impulso: nel 1972 erano 37 le università collegate fra loro e lo sviluppo di un programma per l’invio della posta elettronica rende immediatamente evidente il peso che la comunicazione interpersonale (privata e scientifica) assume nelle rete. L’invenzione di Ray Tomlinson – un programma per l’invio di messaggi con l’indicazione del destinatario segnalata dal simbolo @ (il carattere meno usato sulla tastiera) seguito dal nome del computer – ha contribuito in maniera preponderante allo sviluppo della rete negli ultimi dieci anni. Negli anni ’80 si vengono a loro volta a costituire, all’interno di Arpanet, tre reti distinte: la NSF-net (National Science Foundation Network), la Bitnet (Because it’s Time Network) e la Csnet (Computer Science Network). Di queste, è la prima che, esaurendosi nel tempo il compito della rete originaria, diventa la colonna portante (dorsale, blackbone) di quella che andava ormai imponendosi con il nome di Internet.
    1970. In Italia gli abbonati al telefono sono 6 milioni e mezzo con una densità pari al 12%, contro i 4 milioni e mezzo del ’65 ed i 3 milioni del ’60. 1971. L’azienda californiana Silicon Valley produce il microprocessore, l’MCS4 e nasce anche il PROLOG (PROcessor LOGical, elaboratore logico), che vede applicazione nell’intelligenza artificiale.
    1973. Nasce il Pascal, un linguaggio informatico numerico, particolarmente adatto all’insegnamento in virtù della sua chiarezza di costrutti e della sua polizia.
    1976. Vede la luce il primo personal computer, l’Apple.
    1978. E’ presentato il C, un linguaggio informatico molto efficiente e perciò di largo impiego per scrivere software di base, cioè i programmi, le istruzioni, i linguaggi che consentono ai computer di compiere le loro funzioni.
    1981. Negli Stati Uniti sono interconnessi tra loro 213 calcolatori.
    1981. L’idea di Bush, non realizzata per assenza di “tecnologia”, fu ripresa e portata a compimento da Ted Nelson che ampliò il progetto Memex introducendo il concetto di media multipli (nodi contenenti non solo informazioni scritte) e, soprattutto, quello dei link, ovvero legami logici capaci di collegare sia blocchi informativi sia altri ipertesti. Nelson aveva progettato nel 1967 Xanadu, una biblioteca virtuale universale fondata su una rete telematica in cui ciascuno avrebbe potuto leggere e pubblicare qualsiasi documento, collegandolo a qualsiasi altra fonte o riferimento mediante collegamenti logici di tipo associativo. Con il termine “ipertesto” Nelson intendeva una “scrittura non sequenziale”, un “testo che si dirama e che consente al lettore di scegliere”; ancora, “una serie di grani di testo tra cui sono creati collegamenti che consentono al lettore differenti cammini” e “qualcosa che si fruisce al meglio su uno schermo interattivo”. Ma una forma testuale così delineata è la base per la creazione di un ambiente letterario unificato su scala globale, che, attraverso l’idea di Hypermedia, sfocerà nel progetto Xanadu. Si può dire che Internet, da un punto di vista ideale, nasce da qui.
    1981. “Sequestrati” per mesi in un laboratorio in Florida, 12 ingegneri inventano un oggetto destinato a cambiare il mondo. L’oggetto era un monitor appoggiato su una scatola di metallo e collegato ad una tastiera. Nell’agosto del 1981, in una conferenza stampa a New York, l’umanità scoprì da quei dodici uomini che era nato il primo “personal computer”. L’evento fu epocale. I minicomputer avevano cominciato a esistere nel 1971, con l’arrivo dei primi microprocessori. Il progenitore di tutti fu, nel 1975, l’Altair 8800, seguito da una serie di computer domestici: Commodore, ZX80, Tandy e soprattutto l’Apple II. Nell’agosto 1980 i vertici Ibm avevano incaricato il direttore dei laboratori, William Lowe, di creare un prodotto nuovo che entrasse nel settore e sbaragliasse la concorrenza: a Lowe fu dato un anno. Il manager riunì i 12 migliori cervelli della società e li rinchiuse per mesi nei laboratori di Boca Raton, in Florida, per un’impresa che doveva essere segreta. Nome in codice: “Project Chess” (le iniziali del pc, ma che significava alla lettera “progetto scacchi”). E così arriva il 12 agosto 1981, quando l’Ibm usò per la prima volta il termine “personal computer”. Era una macchina a 16-bit, con un processore Intel 8088 e con un disco rigido dalla sorprendente capacità di 10 megabytes. Il Pc funzionava con un sistema operativo denominato MS-DOS fornito da due geniali ragazzi di Seattle, Bill Gates e Paul Allen.
    1985. L’olandese Philips mette in commercio il CD-ROM, supporto dati per computer su compact disk in grado di immagazzinare una quantità di dati fino a mille volte superiore a quella dei floppy disk.
    1989. Tim Berners Lee, al Cern di Ginevra, mette a punto il software necessario alla realizzazione del World Wide Web, cioè quell’insieme di applicazioni che permettono di accedere alla rete attraverso una modalità ipertestuale. L’ipertesto è un testo elaborato in maniera non sequenziale, costituito da un reticolo di relazioni tra le sue parti che permettono di estendere all’infinito i suoi confini. Il Web è ipermediale poiché oltre al testo è possibile inserire nei documenti le immagini, l’audio, il video. E’ la rivoluzione sognata da Ted Nelson e, prima di lui, da Vannevar Bush. Internet entra così nella fase del suo sviluppo: quella del servizio universale.
    Il www, detto anche w3, sarebbe rimasto uno strumento pressoché sconosciuto senza il supporto fornito da un’altra soluzione, arrivata nel 1993 dal National Center for Supercomputing Applications (NCSA) dell’Università dell’Illinois. Qui, partendo dal lavoro del Cern, Marc Andressen progetta un’interfaccia grafica multipiattaforma per l’accesso a tutti i documenti presenti, in formato testuale o grafico, sul World Wide Web: si tratta del primo browser, denominato “Mosaic”. Inizialmente pensato per girare su macchine Unix, tipiche della comunità scientifica, il Mosaic in pochi mesi viene commercializzato nelle versioni per Pc e Macintosh. Il successo dell’applicazione è il successo di tutta la rete.
    1980-1990. L’ultima figura di spicco che precede lo sviluppo di Internet è quella di Nicola Negroponte, fondatore del Media Lab, il laboratorio del Massachusetts Institute of Technology che si occupa di ricerca avanzata nel settore della multimedialità. Architetto di formazione, approda al MIT, dove giunge a progettare l’edificio della sua utopia: non propone prodotti, ma la costruzione della società della comunicazione in cui “l’informatica non riguarda più solo il computer, è un modo di vivere”.
    La personalizzazione diventa parola chiare del messaggio di Negroponte e vale a disegnare la nuova società centrata sulle tecnologie della comunicazione: i mass media diventano personal media. Quando, nei primi anni Ottanta, Internet era un fenomeno quasi sconosciuto, utilizzato pressoché esclusivamente dalla comunità accademica, l’architetto del MIT esponeva l’ipotesi del Daily Me, il giornale personalizzato capace di redigere le pagine in base alle richieste dell’utente.
    1983-1993. Pilota dei giornali online è considerato il californiano “San Josè Mercury News”: agevolato dalle condizioni della città, adagiata nella Silicon Valley e caratterizzata dalla più alta concentrazione di addetti al settore informatico degli States, il “Mercury News” partorì la sua versione elettronica il 10 maggio del 1993. La strategia iniziale puntava alla massima integrazione possibile fra le due edizioni. Già allora emerse come il collegamento degli abbonati ad uno stesso circuito interattivo favorisse la comunicazione sia con il giornale (l’indirizzario elettronico dei giornalisti era disponibile online) sia dei lettori tra loro (i forum mettevano in comunicazione gli intervenuti). Nel giro di alcuni mesi, tra il 1993 e il 1994, più di una trentina di testate fanno la loro comparsa, o annunciano il loro arrivo in rete. Il primato del giornale elettronico più letto nel globo negli anni dell’avvio spettò subito a “Usa Today”, mentre è più singolare il caso di “Nando Times”, il primo quotidiano solo elettronico. Il “New York Times” arrivò nel 1996, così come il “Washington Post”. 1993. Un giovane studente americano, Marc Andreessen, realizza e diffonde gratuitamente Mosaic, il primo programma (browser) che consente di “trasmettere” e “vedere” testi e immagini. Tecnicamente Internet, la “rete delle reti”, si concretizza in un insieme di reti che agiscono in un rapporto di cooperazione: si basa su di una serie di protocolli, i più importanti dei quali sono la coppia TCP/IP, e utilizza un sistema di scambio di pacchetti per il trasferimento dei dati.
    TCP/IP: l’acronimo sta per Transmission Control Protocol/Internet Protocol, che in realtà è un insieme di protocolli di comunicazione ognuno con un compito specifico ed organizzati in maniera gerarchica. Gli strati servizio (layers of services) in cui il TCP/IP è organizzato riguardano la rete fisica, l’indirizzamento dei computer e l’invio dei dati, il controllo e l’organizzazione delle informazioni per la trasmissione e le applicazioni dei servizi di rete per l’utente. In sintesi possiamo dire che se il TCP gestisce l’organizzazione dei dati e il controllo della trasmissione, l’IP ha il compito di trasformare le informazioni in “pacchetti” e di trovare la via più breve per portarli a destinazione.
    I pacchetti viaggiano nella rete in modo indipendente l’uno dall’altro, prendendo qualunque strada disponibile per la destinazione finale, e una volta arrivati vengono ricomposti. La rete comincia a crescere esponenzialmente; si sviluppano nuove applicazioni per la navigazione (Java, Javascript), nuovi codici di formattazione dei testi (le varie versioni html) e motori di ricerca molto sofisticati. Accedono alla rete e si rendono visibili su di essa non solo le università ed i centri di ricerca, ma le aziende, le associazioni, i privati cittadini, i giornali, le comunità, le istituzioni, le biblioteche. Il linguaggio html (HyperText Markup Language), che è alla base del www, è diventato il contenitore di nuove professionalità e di linguaggi finora separati nei generi dei media e a loro volta lontani dalla telematica.
    BBS (Bullettin Board System): vere e proprie bacheche virtuali, spesso molto utili per gli operatori dell’informazione.
    Interattività: consiste “nell’imitazione dell’interazione da parte di un sistema meccanico o elettronico, che contempli come suo scopo principale o collaterale anche la funzione di comunicazione con un utente (o fra più utenti). In questo senso, le caratteristiche dell’interattività possono essere considerate: pluridirezionalità nello scorrimento delle informazioni; ruolo attivo dell’utente chiamato alla selezione delle informazioni; comunicazione dotata di un particolare ritmo”.
    IRC (Internet Relay Chat): comunemente chiamata chat, consente di “chiacchierare” in diretta con altre persone (e talvolta con operatori automatici). Si può dialogare “in pubblico” o all’interno di vere e proprie “stanze” virtuali (le cosiddette chat room) sugli argomenti più disparati.
    Newsgroup: all’interno di un sito che funge da punto d’incontro, individui da tutto il mondo affrontano gli argomenti più disparati. Gli interventi possono essere liberi (tutto, cioè, viene pubblicato automaticamente) o moderati (se c’è qualcuno che “filtra” i messaggi in qualche modo). Simili ai newsgroup sono i forum di discussione, promossi o ospitati da siti di aziende, associazioni o enti, che prevedono forme di comunicazione differita.
    Portale: è un aggregatore di informazioni sul web, diretta derivazione dai motori di ricerca, che offre servizi di navigazione all’utente.
    Protocollo: nel linguaggio informatico, un protocollo fissa le regole di comportamento e di etichetta che, una volta codificate, consentono la condivisione delle risorse a computer che possono usare ambienti operativi e strutture hardware diversi. Il compito di un protocollo è quindi tanto più rilevante quanto maggiore è il numero di macchine in contatto.
    Sistema digitale: quello digitale è un sistema di codifica dell’informazione in cui quest’ultima è espressa sotto forma di bit attraverso l’uso del codice binario, in maniera tale d non intrattenere, a differenza della tecnica analogica, alcuna relazione con i valori originali da rappresentare.

    IN ITALIA
    1983-1993. In Italia, l’ingresso della rete è avvenuto attraverso le esperienze della BitNet nel 1983, con il primo nodo al Centro Ricerche Ibm di Roma, e della HepNet nel 1984, dedicata alla fisica delle alte energie. Un ruolo di rilievo, per lo sviluppo delle tecnologie orientate alla rete, è stato svolto dall’Istituto nazionale di fisica nucleare. Nei primi anni, infatti, la sola rete effettivamente funzionante era, oltre a BitNet, quella dell’Infs, il cui uso era però riservato ai membri dell’Istituto o al massimo ai fisici degli altri atenei. Man mano, però, che altri centri ed Università (Cnr e Enea in testa), cominciarono a riconoscere l’importanza della rete, si fece strada l’importanza di costruire una struttura unificata per il mondo della ricerca scientifica italiana. Nacque così, nel 1989, il Gruppo per l’Armonizzazione delle Reti di Ricerca. Facente capo al Ministero per l’Università e la ricerca scientifica, il GARR aveva il compito di permettere l’interoperabilità delle infrastrutture di rete dei vari centri di ricerca supportando i costi delle linee telefoniche dedicate che costituiscono la dorsale della rete.
    La caratteristica del networking italiano è stata quella di essere stato a lungo dominato da reti riservate esclusivamente al mondo universitario e della ricerca scientifica pubblica; e, per inciso, da reti basate su tecnologie diverse da quelle su cui si basa Internet. Il primo nodo Internet in Italia infatti è quello del Cnuce di Pisa, che viene attivato nel 1986. Solo a partire dal 1989 alcune società private hanno cominciato a offrire servizi di connettività “completa” alla rete Internet in Italia.
    Sono quindi gli anni Novanta a sancire il boom di Internet in Italia: la soglia dei 1.000 nodi viene superata nel marzo del 1991, quella dei 10.000 nel marzo del 1993.
    Si sono, in particolare, individuate tre fasi distinte dello sviluppo di Internet in Italia. Nella prima, nel corso del 1994, i pochi providers hanno cominciato a comprendere le potenzialità di crescita del settore della connettività; nella seconda, sul finire dello stesso anno, si nota una crescita delle reti di accesso e degli operatori, mentre si mettono a punto le strategie per il lancio di grandi servizi a livello nazionale; questi ultimi, infine, caratterizzano la terza fase di sviluppo, in cui si affermano, però, anche le imprese di piccola e media dimensione nel tentativo di raggiungere una penetrazione territoriale di tipo interprovinciale o interregionale.

    1994-1995. I primi esperimenti furono fatti dall’”Unione Sarda”, seguiti da un numero via via crescente di testate che offrivano la propria edizione in edicola e qualche tentativo di interattività (come la rubrica di colloquio con i lettori inaugurata da Gianni Riotta sul “Corriere della Sera”). Il primo tentativo organico di costruire un sito Internet con materiale più ricco di quello disponibile in edicola, è stato quello del “Sole 24 Ore”, che oltre al normale quotidiano cominciò a fornire aggiornamenti in tempo reale di notizie e quotazioni, e speciali a tema confezionati secondo le potenzialità offerte dalla rete. “La Repubblica”, durante le elezioni politiche del 1996, effettuò il primo esperimento di quello che era destinato a diventare il primo tentativo organico di quotidiano generalista online. Fin dal 1995 ogni singolo giornalista di “Repubblica” ha la possibilità di entrare in rete e di utilizzare una propria mailbox.
    1996. I quotidiani italiani cartacei con una presenza in rete sono solo 9; nel 1998 saliranno a 18, con un notevole trend di crescita.

    1998. Secondo dati della società di ricerca americana “Editor & Publisher”, alla fine del 1998 c’erano più di cento milioni d’utenti Internet nel mondo, concentrati soprattutto negli Usa e nel Canada e se ne prevedono più di duecento milioni entro il duemila. Secondo la stessa ricerca, Internet è costituita da più di settantamila reti e ogni secondo si aggiunge un nuovo utente, ogni tre minuti un nuovo indirizzo e ogni trenta una rete o sottorete. L’età media di un utente di computer è di 39 anni, l’età media di un utente di Internet è di 32 anni. L’utente medio è un individuo di sesso maschile con diploma o laurea e reddito medio-alto.

    2001. Si parla di “Internet2”, un’enorme autostrada informatica, mille volte più veloce di una rete Isdn, nella quale trasmettere video e gigaflop di informazioni in una manciata di secondi. I due consorzi principali (americano e europeo) che seguono il progetto “Internet2” sono entrati nella fase di realizzazione ed entro il 2002 si spera di poter contare su un network mondiale a banda larga utilizzabili per scopi di ricerca. Negli Usa il consorzio della Internet2 si chiama “Next Generation”. Vi partecipano 192 università e centri di ricerca e oltre ai finanziamenti federali (circa 70 milioni di dollari l’anno) può contare sulla partnership di società del calibro di Intel, Nortel e Cisco. La Rete, già attiva in alcuni centri di ricerca, è mille volte più veloce di un collegamento Isdn.

    La Commissione Europea e l’IST-C (Internet Society Technology Committee) hanno varato “Geant”, un ampliamento di due progetti precedentemente elaborati da “Dante”, l’organismo che raggruppa le reti di ricerca accademiche europee di 16 Paesi europei, Italia compresa. Con un finanziamento di 80 milioni di euro, si prevede di realizzare entro due anni un network capace di sviluppare una potenza di 640 miliardi di bit al secondo.