Una città a strati
L’ALTO MEDIOEVO E LA CITTÀ DUCALE
Dunque cosa stavamo dicendo? Ah sì… il Medioevo! Cosa si può dire di questo periodo… la famosa età di mezzo? Anzitutto le invasioni barbariche portarono lo scompiglio in tutta la nostra penisola e naturalmente Napoli non fece eccezione. Si ebbero, infatti, due importanti campagne militari barbare, guidate, la prima, da Alarico nel 410 che scese fino in Calabria (dopo aver saccheggiato nientemeno che Roma!) dove trovò la morte e, la seconda, da Genserico, che mise letteralmente a ferro e fuoco l’Italia meridionale. In questo clima di terrore ed incertezza politica le popolazioni locali cercarono di difendersi al meglio delle loro possibilità arroccandosi su colline e cingendosi di mura fortificate. Il periodo tra il IV e il V secolo d.C. costituì, infatti, il momento di massima involuzione urbana dell’abitato e Napoli si dotò di nuove mura, ampliando quelle esistenti della città romana, dietro le quali trovarono rifugio i contadini perseguitati in fuga dalla campagna. Nonostante questo afflusso di persone in città, la crescita della popolazione subì un brusco assestamento e, anzi, tra il V e il VI secolo si verificò addirittura una recessione demografica con pesanti effetti per l’economia locale basata sull’agricoltura, vista la mancanza di manodopera fondiaria. Ritornando all’urbanistica cittadina, si può dire che la struttura stradale della città greco-romana rimase pressoché inalterata all’inizio del medioevo. Cambiò solo l’organizzazione della vita pubblica: se nella città greco-romana era il foro il cuore della vita politica e religiosa, dove trovavano posto tutti gli edifici di interesse collettivo, nella città medievale gli edifici pubblici si realizzavano in punti diversi creando così una struttura policentrica tipica dell’assetto delle città del tempo. Alcuni esempi di questa nuova organizzazione cittadina sono il complesso della basilica paleocristiana di S. Restituta, che venne utilizzata per assemblee religiose e politiche, mentre nella zona sud-occidentale, in prossimità delle mura meridionali, si costruì il palazzo fortificato sede del potere politico. È inutile dire che con questo nuovo assetto urbano il decumano maggiore subì una dequalificazione e gli edifici pubblici superstiti vennero destinati ad altri usi compreso quello abitativo. La ripresa demografica coincise con l’avvento dei bizantini (tra il VIII e il IX secolo d.C.) che fecero di Napoli un ducato. La città venne organizzata in regiones con lo scopo di delocalizzare il potere centrale affidandolo a piccoli governi di quartiere dotati di una propria autonomia, ma ovviamente dipendenti dal governo centrale: una organizzazione del tutto simile a quella attuale con le moderne municipalità in ogni quartiere della città. In questo nuovo scenario urbano l’autorità politica si legò strettamente con quella ecclesiastica, che aumentò mano a mano di importanza e portò alla costruzione di numerosi complessi monastici che si occuparono di assistenza alla popolazione. I monasteri godettero anche di una buona autonomia di gestione delle risorse, sia interna che in un’area esterna immediatamente prossima ad essi: questo portò alla nascita di piccoli insediamenti abitativi attorno agli edifici sacri dipendenti dall’autorità religiosa e non più da quella statale.
Sicuramente è emblematico il caso del castrum lucullanum. In età tardo-imperiale, infatti, Valentiniano III – imperatore romano – fece fortificare l’antica villa di Lucullo, sul promontorio di Pizzofalcone, trasformandola in una fortezza e cingendola di mura nell’area pianeggiante, il cosiddetto campus oppidi, digradante verso il mare e corrispondente all’attuale area di piazza del Plebiscito, Castel Nuovo e del molo Beverello. Come sappiamo la zona si trovava ai margini della Neapolis e naturalmente venne tagliata fuori dalla vita cittadina romana: questa condizione, però, portò alla nascita, nei secoli successivi, di numerosi complessi conventuali già a partire dal V secolo d.C.
Alla fine del VIII secolo si contarono infatti ben 11 diversi edifici sacri tra chiese e monasteri uno dei quali, quello di S. Vincenzo, sorse in prossimità del porto e al quale venne riconosciuto, oltre alla proprietà terriera, anche il diritto di pesca lungo tutta la costa prospiciente ad esso, detta ‘a beveriello. Ma sono da segnalare anche monasteri sorti in regioni extra-urbane: è il caso dei monasteri della Sanità e dei Vergini, entrambi nell’attuale rione Sanità, che trassero il loro sostentamento dalle coltivazioni rese agevoli dai numerosi corsi d’acqua pluviale che scendevano dalle colline di Capodichino e Poggioreale. Per quanto riguarda costruzioni di tipo civile, si crearono nuovi insediamenti nelle località di Antignano, Vomero e Chiaia, dove però si trattò di piccoli edifici destinati prevalentemente ad attività agricole e a masserie e distribuiti in ordine sparso sul territorio agrario. La collina di Posillipo, dopo un florido periodo in cui venne destinata a residenze di lusso nell’età imperiale, venne abbandonata per i pericoli derivanti dalle continue invasioni saracene tra il IX e il X secolo d.C. Nell’XI secolo il ducato cadde sotto la conquista dei Normanni e cominciò per Napoli una nuova fase di crescita e sviluppo.
Ma questa è un’altra storia. Alla prossima puntata!
Architetto Francesco Crivelli
DALLA CITTA' GRECO-ROMANA ALL’ETA' PALEOCRISTIANA
La leggenda sulla fondazione di Napoli ci narra di una sirena, Partenope, che trovò rifugio sulle sponde di un piccolo isolotto del golfo. Lo battezzò con il suo nome dando così vita al primissimo insediamento abitativo di quella che sarebbe poi diventata la Napoli che tutti conosciamo. Fin qui la leggenda, ma come stanno veramente le cose? In realtà, da vari scavi archeologici e da dibattuti studi, è venuto fuori che, nel IX secolo a.C., furono mercanti e viaggiatori provenienti dall’attuale Turchia e da alcune città greche i fondatori del primo nucleo abitativo. Essi approdarono sull’isolotto di Megaride (l’attuale Borgo Marinari con il Castel dell’Ovo), ma si resero conto che il vicino promontorio del monte Echia, oggi chiamato Pizzofalcone, offriva una più valida difesa dagli attacchi e vi si spostarono. Furono gettate così le fondamenta delle prime case che avrebbero poi costituito una piccola città chiamata Partenope per la devozione degli abitanti al culto della sirena.
Ben presto il villaggio si ingrandì e assunse il ruolo di una importante base
commerciale e militare che cadde, però, in decadenza a seguito della conquista
degli etruschi nel 550 a.C.
Nel 474 i greci di Siracusa riconquistarono Partenope e crearono un nuovo insediamento nella zona tra le attuali via Foria e via dei Tribunali. Venne
così fondata Neapolis, la "città nuova", in contrapposizione all’antica Partenope che venne da allora chiamata Palepolis, la "città vecchia". I due nuclei ebbero ruoli diversi nel corso della storia: a Neapolis
risiedevano le classi sociali più agiate, come i commercianti e gli armatori, e
legate alla cultura del mondo greco, mentre Palepolis ospitava i ceti rurali,
del tutto disinteressati allo sviluppo economico cittadino.
La distribuzione stradale di Neapolis prevedeva tre vie principali orientate da est a ovest chiamate decumano superiore, maggiore e inferiore e corrispondenti oggi, rispettivamente, a via Anticaglia, via Tribunali e via S. Biagio dei Librai (meglio conosciuta come Spaccanapoli). I cardini, invece, orientati da nord a sud, incrociavano perpendicolarmente i decumani dando così
vita ad una vera e propria scacchiera stradale nelle cui caselle vuote furono
costruite abitazioni, edifici pubblici e di culto.
Come ogni città greca che si rispetti, Neapolis aveva una agorà, cioè una
piazza dove si discuteva un po’ di tutto, dagli affari privati alla politica,
all’economia, e dove si concentravano gli edifici più importanti per la vita
cittadina come i templi e i teatri.
L’avvento dei romani, tra il II e III a.C., portò un grande fermento edilizio, specialmente nell’area costiera. Si realizzarono l’ampliamento del porto, un grande complesso termale e uno stadio, che con buona probabilità sorgevano nei pressi dell’odierna piazza Borsa.
Anche l’area dell’antica agorà, che i romani chiamavano Foro, subì grossi
cambiamenti. Per cominciare, fu costruito il mercato dei generi alimentari, o
Macellum, dove veniva venduto, tra le altre cose, anche il pregiato garum, una
specie di caviale dell’epoca prodotto dalla fermentazione delle interiora dei
pesci in un impasto di salamoia.
In definitiva, la città romana per l’organizzazione urbana ricalcava quella
greca: c’erano l’acropoli coi templi, i teatri e il foro a valle e, più in
periferia, le terme e lo stadio. Le abitazioni erano poi disposte tra l’acropoli e i teatri.
Oggi è possibile visitare questi antichi reperti, e, quindi, respirare un po’ della vita dell’epoca, scendendo negli scavi archeologici di S. Lorenzo
Maggiore e di Napoli Sotterranea, situati in piazza S. Gaetano lungo via dei Tribunali.
Con l’ascesa economica di Pozzuoli nell'82 a.C., Neapolis subì una grossa
diminuzione dei traffici marittimi, costringendo i commercianti a trasferirsi
nella piccola cittadina dei campi Flegrei e ad impiantare lì le loro attività
industriali. Neapolis diventò, così, rifugio di intellettuali ed aristocratici,
i cosiddetti otia, attratti dalla calma e dalle bellezze naturali; in sostanza
si trasformò in una città turistica, per lo studio, le attività culturali e lo svago.
Nel frattempo, cominciò a prendere piede nell’impero una nuova religione, nata nella lontana Galilea, che si contrapponeva al culto politeistico dei romani: il Cristianesimo. Questo portò a sensibili modifiche nel modo di vivere delle grandi città, sia per le persecuzioni avvenute sotto vari imperatori (uno su tutti Nerone) sia per la creazione di nuovi e nascosti spazi di culto dove predicavano e venivano sepolti i primi cristiani: le catacombe.
Le prime catacombe vennero scavate alle pendici dei Colli Aminei, nel rione Sanità, nella zona dell’attuale piazza Carlo III. Ma la più antica è sicuramente quella di S. Gennaro, situata nei pressi del Duomo, che per molti anni offrì un riparo ai cristiani che predicavano in città.
L’età delle persecuzioni fortunatamente finì con l’imperatore Costantino che, nel 313 d.C., promulgò un editto passato alla storia che consentiva ai
cristiani di predicare e costruire i loro edifici sacri liberamente. Vennero così edificate, al di sopra delle vecchie catacombe, le prime chiese
paleocristiane, delle quali è rimasta in piedi solo la basilica di S. Restituta racchiusa all’interno del Duomo. Ma è ancora possibile trovare le tracce di altre basiliche dell’epoca in alcune chiese del centro antico come S. Lorenzo Maggiore, sul cui pavimento è segnata la pianta della navata della vecchia chiesa. Con le invasioni barbariche, nella seconda metà del V secolo d.C., l’impero romano cadde e cominciò una nuova fase di vita, non solo per Napoli ma per tutta l’Europa: il Medio Evo. Ma questa è un’altra storia. Alla prossima puntata!
Se avete domande da porci, curiosità e/o integrazioni, scriveteci: ne parleremo - anzi scriveremo - insieme.
Architetto Francesco Crivelli
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