Una città a strati
Ciao a tutti, ragazzi! Benvenuti nel mondo dell’Architettura, della storia e dell’urbanistica. In questa pagina racconteremo, di una città, gli aspetti che pochi conoscono e che, pure, sono sotto gli occhi di tutti. Cominceremo con la città di Napoli: una città magica, che nasconde molti segreti. Ci vorranno un po’ di pagine per raccontare l’evoluzione dei suoi insediamenti e delle sue costruzioni, ma ho intenzione di proseguire questo progetto anche con altre città. Voi non esitate a pormi domande e fare proposte all’indirizzo redazione@lamongolfieraonline.net: anche i vostri articoli e i vostri interventi saranno parte integrante del nostro giornale on line. Buona lettura!
LE DOMINAZIONI NORMANNO-SVEVA E ANGIOINA
Dunque… dove eravamo rimasti….? Ah, sì: il ducato bizantino di Napoli. Che altro possiamo dire a proposito? Sicuramente che il periodo sotto il dominio bizantino fu avaro di grossi cambiamenti all’interno della città poiché i regnanti erano concentrati più sulla capitale dell’impero, Bisanzio, che sui loro domini sparsi per l’Europa. Va da sé che questo clima di generale insoddisfazione, insito nella popolazione partenopea, portò, nel 1139, alla caduta del ducato, con la conseguente conquista normanna della città. La nuova dominazione si contraddistinse soprattutto per alcuni interventi sul territorio urbano ancora oggi presenti e di grande importanza per la città: il Castel dell’Ovo e il Castel Capuano.
Il primo, sorse sulle ceneri di un vecchio monastero nell’attuale Borgo Marinari, voluto da Ruggero II che vi stabilì la residenza reale. Più che un castello, la costruzione costituiva una vera e propria fortezza-cittadella ed ospitò il re e la sua corte fino all’edificazione di Castel Capuano. Quest’ultimo, nuovo “centro del potere”, sorse sullo sbocco del decumano maggiore nell’area orientale su un vecchio forte bizantino a guardia di Porta Capuana.
La scelta di abbandonare la residenza sul mare per spostarsi verso l’interno fu di carattere strategico-militare: c’era la forte necessità di controllare in modo efficiente oltre che la fascia costiera anche l’entroterra.
In questo periodo si intensificarono i traffici commerciali sia via terra, con i centri vicini di Capua e Nola, sia via mare, grazie anche al progressivo declino di Amalfi che fece di Napoli il solo centro in cui convergevano i traffici commerciali della Campania.
Con il matrimonio di Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, ed Enrico VI re di Germania, si chiuse di fatto la dominazione Normanna e cominciò quella Sveva.
Ma la dinastia sveva a Napoli è ricordata soprattutto per il regno di Federico II, figlio di Costanza ed Enrico, che passò alla ribalta come primo vero re “laico” del medioevo. A lui si deve infatti la fondazione, nel 1224, della prima università non gestita direttamente dal potere ecclesiastico ed, in particolare a Napoli, dai domenicani di S. Domenico Maggiore e dai Francescani di S. Lorenzo; università che ancora oggi porta il suo nome.
L’avversione di Federico II per le gerarchie ecclesiastiche, che qualche anno dopo, in occasione della terza crociata, gli costò la scomunica papale, comportò una bassissima costruzione di edifici religiosi non solo a Napoli ma in tutto il Regno di Sicilia.
Nel 1266 agli Svevi, sconfitti nella battaglia di Benevento, succedettero gli Angioini con Carlo I d’Angiò che trasferì la capitale del regno di Sicilia da Palermo a Napoli.
Più che in rottura, la nuova dinastia si pose in continuità con quella precedente. Anzitutto rimasero immutate sia la burocrazia che le strutture amministrative e finanziarie volute dagli Svevi, successivamente il potere politico venne decentrato grazie ad una sorta di circoscrizioni comunali chiamate sedili, come del resto era successo in precedenza con le regiones di età Ducale e i tocchi di età Sveva.
Gli Angioini, invece, nel corso del loro regno, apportarono grossi cambiamenti in città dal punto di vista urbanistico-architettonico. Furono, infatti, i promotori, grazie soprattutto a Carlo II d’Angiò, figlio di Carlo I, di un rinnovato interesse verso la Chiesa che confluì nella costruzione di grandi complessi monastici, molti dei quali tutt’ora presenti in città.
È infatti in questi anni, a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, che sorsero i complessi di S. Domenico Maggiore, S. Pietro a Maiella e S. Chiara. Quest’ultimo, sicuramente il più imponente dei tre, voluto dalla regina Sancia, costò quasi trent’anni di lavoro (si ipotizza dal 1313 al 1341).
Altro complesso importante fu quello di S. Martino dei Cistercensi eretto da Roberto, figlio di Carlo II, e successivamente completato dalla nipote Giovanna I, che lo arricchì di numerosi possedimenti terrieri circostanti. Accanto al convento sorse, inoltre, il castello di Belforte che sarebbe diventato poi l’attuale castel S. Elmo.
Agli Angioini si deve, inoltre, la costruzione del più importante castello della città: Castel Nuovo meglio conosciuto come Maschio Angioino. (In realtà questa ultima dicitura è errata in quanto il castello non ha mai posseduto un maschio al suo interno - il maschio era una ulteriore costruzione che sorgeva nel cortile dei castelli e costituiva oltre che la sala del trono anche l’ultima roccaforte difensiva del complesso). Il Castel Nuovo venne eretto in soli quattro anni a partire dal 1279 ed ebbe il carattere sia di reggia che di fortezza. Inoltre, l’inserimento urbano in quello che fu, nei secoli passati, il campus oppidi riportò il potere centrale in riva al mare dopo il decentramento Normanno-Svevo di Castel Capuano.
Dopo Giovanna I, il trono passò dapprima a Ladislao d’Angiò Durazzo e successivamente a Giovanna II.
Questa, che ebbe come figlio adottivo Alfonso V d’Aragona, nominò suo erede il nipote Renato di Lorena. La guerra di successione tra Alfonso e Renato proiettò la città in un nuovo momento di confusione conclusosi solo dopo la sconfitta definitiva di Renato che costituì di fatto la fine della dominazione Angioina e aprì a quella Aragonese. Ma questa è un’altra storia… Alla prossima puntata!
Architetto Francesco Crivelli
|