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IL BULLISMO: LA SOLITUDINE DELLE NON-REGOLE
Chi di voi non ha mai sentito parlare di bullismo? Ormai questa parola è sulla bocca di tutti: genitori, insegnati, telegiornali, trasmissioni televisive. Ma abbiamo le idee chiare su cosa questo fenomeno sia in realtà? Per bullismo si intende una condotta, una serie di comportamenti, messa in atto da uno o più ragazzi nei confronti di uno o più coetanei o compagni più piccoli con lo scopo di prendersene gioco, umiliarli, malmenarli o spingerli all'isolamento.
Vi sarà forse capitato di assistere a scene del genere: un vostro compagno di scuola messo all'angolo da un gruppo di bulli, ragazzi più grandi che tentano di picchiarlo o di impadronirsi di qualcosa di suo. Oppure, avrete visto una ragazza che, insieme alle sue amiche, da lontano, ma in modo molto chiaro, lancia cattiverie su una ragazzina un po' timida e riservata. Purtroppo sono scene all'ordine del giorno nelle scuole di tutto il mondo; e capita addirittura di peggio, come i video di bravate messi in rete di cui abbiamo sentito tanto parlare.
Vi sarete fatti un'idea dei motivi per cui certi ragazzi si comportano così. Se sì, fatecele conoscere: è importante che si crei un dibattito! Da un punto di vista psicologico, ciò che le osservazioni e gli studi fin'ora condotti hanno messo in evidenza, è che i bulli sono ragazzi che usano solo la propria aggressività per entrare in contatto con gli altri, coetanei e non. Tutti i ragazzi crescendo provano rabbia, per il fatto di crescere, di cambiare e non sapere cosa li aspetta: è normale. Ma crescere significa anche imparare a conoscersi e capire che la rabbia non è l'unico sentimento a nostra disposizione. E crescere significa anche imparare il rispetto, le regole che, prima di essere imposizioni, servono a tutelare i diritti di tutti. Questo a volte non è facile, soprattutto se possiamo vedere altrove persone che non seguono o infrangono le regole e sembrano felici. Ma attenzione: sembrano felici, ma non lo sono, sono soli. Perché per stare inseme agli altri è necessario imparare le regole del rispetto reciproco: il rispetto dei desideri, delle caratteristiche e dei gusti degli altri; il rispetto della diversità. Per molti ragazzi imporsi sugli altri è il modo più semplice per farsi conoscere, riconoscere ed essere accettato. Ma, non a caso, si organizzano sempre in gruppi per sentirsi, anche loro, al sicuro seguendo una sorta di regole parallele che con il rispetto non hanno niente a che fare.
Uno dei motivi per cui non si riesce a venire a capo del fenomeno è il silenzio di chi subisce o assiste a tali comportamenti. Questo silenzio è dettato dalla paura, dal terrore, di non essere ascoltati, di essere presi in giro per la propria richiesta di aiuto, di essere in qualche modo in errore. E' questa la forza del fenomeno: la violenza psicologica e il vuoto che porta con sé.
La prima cosa a cui pensa il ragazzo preso di mira è: "perché proprio a me?" e, in fondo ha ragione. Ma la chiave per interrompere il circolo vizioso che si è, ormai, creato è proprio smettere di essere la vittima. Naturalmente ciò non significa vendetta o comportamenti simili. La prima carta da giocare potrebbe essere quella dell'indifferenza: i bulli si aspettano reazioni di disperazione, pianto o sottomissione dalle loro vittime; ignorarli o dare loro delle risposte ironiche puo' spiazzarli. Inoltre, in alcuni casi, in cui le azioni dei bulli non sono molto gravi ma comunque umilianti o solo fastidiose, puo' servire dir loro un deciso "basta!" per farli smettere. Ma, nei casi di violenze fisiche o di furti, la scelta vincente è individuare la persona giusta con cui parlare, la persona di cui ci si fida di più (un genitore, un insegnante, un operatore della scuola) e denunciare l'accaduto. Se la scuola, come sta accadendo in questi ultimi mesi, si è fatta carico dell'emergenza nata dai continui episodi di bullismo in tutto il Paese, potrà tutelare colui che denuncia facendo in modo di non esporlo ulteriormente al pericolo di subire azioni simili. In alcuni casi i genitori possono fare da intermediari tra i ragazzi e la scuola, togliendo le vittime dall'imbarazzo di denunciare il fatto di essere stati umiliati o derisi.
So che siete un po' stanchi di sentirvi dire cosa fare, allora vi propongo una cosa diversa: create dei gruppi di discussione, parlate insieme ai vostri compagni del significato che il bullismo ha per voi, chiarite tra di voi come vi sentite di fronte ad episodi del genere, elaborate una vostra strategia nei confronti del fenomeno. Ma ricordatevi che chi il fenomeno lo osserva dall' esterno ha un punto di vista diverso. Puo' essere un po' lontano, puo' sembrarvi semplicistico, ma è anche più obiettivo.
Aspettiamo di ricevere i vostri commenti, le vostre domande e le vostre riflessioni. E anche le testimonianze di chi ha vissuto o vive il fenomeno del bullismo: potremo creare una bella discussione on web!

dott. Alessia Pagliaro
Psicologa